SIRIA: IMPERIALISMO E RELIGIONE

 

E’ apparso di recente per le Edizioni ZAMBON il libro di Enrico Vigna “Le Chiese d'Oriente e il 'regime' siriano”.

L’Autore riporta le testimonianze di diversi capi religiosi che rompono con l’omertà della falsa informazione sui fatti siriani.

Dal Patriarca siromelchita Gregorio III Laham di Damasco a quello di Aleppo Ignazio IV Hazim, rappresentante di oltre un milione di cristiani greco-ortodossi, abbiamo un crescendo di condanne dell’intervento straniero in appoggio alle forze ribelli.

Nel 1884 Friedrich Engels scriveva in uno dei suoi articoli sulle origini del cristianesimo: “La storia del cristianesimo primitivo offre notevoli contatti con quella del movimento operaio. Entrambe promettono un riscatto, ma mentre il cristianesimo promette questo riscatto in cielo, dopo la morte, il socialismo lo pone in questo mondo .. “ , proseguendo: “entrambi sono perseguitati, gli uni come nemici del genere umano, gli altri come nemici dell’Impero … “.

A fare pareggiare i conti ci ha pensato il nuovo Impero, quello capitalista, in Siria con un vero inferno su questa terra, non facendo differenze tra popolo laico e religioso.

L’ala militare del Consiglio Nazionale Siriano, governo fantoccio impiantato in Turchia da USA e monarchie del Golfo, è l’ FSA (Free Syrian Army) , sigla fasulla creata dall’occidente per coprire un raggruppamento che è costituito in gran parte da bande criminali, predoni e mercenari stranieri, con lo scopo di rovesciare il Governo di Assad.

La vera Siria non è il Consiglio installato in Turchia (FSA), ma il paese che per primo ha consesso la cittadinanza ai curdi, mentre la Turchia li massacrava, cittadinanza anche nel rispetto delle pluralià religiose. A Damasco e ad Aleppo molti luoghi di culto sono condivisi dai seguaci delle due religioni maggioritarie, i siro-melchiti ed i greco-ortodossi.

Nessun privilegio per una determinata confessione, sebbene sia la famiglia di Assad che i maggiori esponenti governativi appartengano ad una di esse, quella Alawita.

Questo quando negli altri stati africani e medio orientali coinvolti nei recenti conflitti le fazioni religiose si battono una contro l’altra.

In Arabia Saudita tutto è nelle mani dei sunniti, dei quali fa parte la famiglia regnante, lo stesso per il Qatar.

Nel Bahrein gli sciiti – l’83% della popolazione – subiscono sanguinose repressioni.

Più volte ad esse hanno partecipato i sauditi, anche con l’impiego di mezzi corazzati, in appoggio all’Emiro Hamad bin Isa Al Khalifa.

Con tutto ciò, se necessario, dobbiamo precisare che come marxisti leninisti, da parte nostra non c’è  alcuna prouderie di diventare inaspettatamente dei difensori della fede, sapendo bene che tutte le chiese sono un puntello della borghesia sfruttatrice, ma abbiamo voluto, come ritengo sia lo scopo del lavoro di Enrico Vigna, far rilevare ancora una volta che l’intervento occidentale contro Assad non è avvenuto per instaurare un regime “libero”, d’altronde qual è la situazione negli altri stati della Lega Araba alleati degli U.S.A. ?

Ben altri i motivi dell’aggressione: la Siria, dopo la fine di Gheddafi in Libia, era rimasta l’unica nazione del nord africa e nel vicino medio oriente al di fuori del controllo politico, militare ed economico dell’occidente, ma soprattutto l’enorme giacimento petrolifero individuato nel braccio di mare tra Cipro e la costa siriana, per l’imperialismo occidentale conta infinitamente di più dei problemi di tolleranza politica e religiosa.

 

Gennaio 2014

Sergio Guerrieri

Circolo Culturale Proletario di Genova